Recensioni FilmGangs of New York - le strade che raccontano presente e passato

Gangs of New York – le strade che raccontano presente e passato

Sono passati 23 anni dall’uscita di Gangs of New York (2002) di Martin Scorsese. Film ideato fin dagli anni ’70 e rimasto in stagnazione e nei corridoi fino al 1999, anno in cui il famoso (ora per altri motivi) produttore Harvey Weinstein decise di finanziare il progetto. Girato interamente su set veri costruiti a Cinecittà, il film ha molto in comune col progetto che portò in quegli anni Peter Jackson, ovvero la trilogia de Il Signore degli Anelli. Un’idea ambiziosa che racconta un mondo, girata in un posto lontano e lasciato lì in stagnazione.

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Scorsese ebbe tutto il tempo per girare il film e far costruire i set mastodontici qui a Roma. Diciamo che il regista non ha avuto la fortuna al botteghino come il collega Jackson, ma è riuscito in un’impresa impossibile: Raccontare New York. Non la New York di Woody Allen, certo, ma quella che fu, quella che forse sotto sotto è tutt’ora. Specchio di un Paese agghindato di merletti con le scarpe sporche di fango. Con un cast incredibile, Scorsese dirige per la prima volta Leonardo DiCaprio (in quello che sarà un ottimo sodalizio) e un già leggendario all’epoca Daniel Day-Lewis in un’epica storia di vendetta.

Gangs of New York – Trama

In un agglomerato di tunnel sotterranei e costruzioni pendenti, il Prete Vallon (Liam Neeson) guida una schiera di immigrati irlandesi conosciuti come i Conigli Morti. Il figlio del prete, che non ha un nome ufficiale, vede radunarsi dietro al padre una schiera di gang diverse e uomini fedeli pronti alla lotta. Una volta emersi in superfice, si scopre che tutto ciò che si è visto non è che il sottobosco in cui sono costretti a vivere gli immigrati. Un intero mondo sotterraneo nella New York del 1846. Ad aspettare i Conigli Morti, armati di asce e bastoni, ci sono i Nativi. Un gruppo di nazionalisti capitanati dal sanguinario e carismatico William Cutting (Daniel Day-Lewis), detto anche “Bill Il Macellaio“.

La battaglia è cruenta, i morti sono tanti, ma Bill riesce a uccidere il Prete. Il Macellaio pare avere molto rispetto dell’uomo e rivale in battaglia e gli lascia dire le ultime parole al figlio. Ordina a tutti i presenti di non toccare il corpo del nemico e di affidare il figlio, divenuto orfano, alla legge. Il bambino scappa e svanisce nel sottomondo da cui era uscito glorioso col padre poco prima. Passano sedici anni e il figlio del prete, divenuto un giovane uomo, esce di prigione. Si mischia con degli immigrati appena sbarcati e si trova ad aver a che fare con la realtà che si è creata dalla morte del padre, sotto il fittizio nome di Amsterdam (Leonardo DiCaprio).

Amsterdam dovrà barcamenarsi fra le rispettive gang che lottano fra loro per sopravvivere nel quartiere dei “Five Points“, un mosaico di immigrati e nativi, criminali e sbirri corrotti, politici ruffiani e poveri veterani. Tutti loro rispondono a un’unica voce, quella del Macellaio. Amsterdam si incontra con un ragazzo, Johnny (Henry Thomas), che lo riconosce in quanto figlio del prete. Insieme decidono, assieme ad altri poveri ragazzi del posto, di commettere qualche colpo e rendere omaggio al Macellaio. Amsterdam si fa presto notare da Bill per via del suo ingegno nei piccoli furti e commissioni affidatogli e diventa pian piano il suo braccio destro.

A ravvivare la situazione c’è l’infatuazione per una giovane borseggiatrice, Jenny (Cameron Diaz), che è molto famosa nel quartiere e pare anche essere l’unica a non versare tributi a Bill. Nonostante la reciproca attrazione, Amsterdam fa fatica a lasciarsi andare con la ragazza per via del rapporto con Bill. Nel frattempo, organizza la sua vendetta. Pianificando di uccidere Bill davanti a tutti i suoi “sudditi” nell’evento annuale per celebrare la vittoria sul Prete. Evento che Il Macellaio aspetta con trepidazione in quanto anniversario della morte dell’unico uomo degno di memoria morto per mano sua. Cosa confessata proprio da Bill al giovane Amsterdam.

Le cose si complicano, quando Amsterdam salva la vita a Bill durante un attentato perpetrato da un irlandese solitario. In questo modo si guadagna la fiducia completa del Macellaio, ma combatte con il dissidio interiore che prova. Col tempo si lascia andare al rapporto con Jenny, sotto l’approvazione di Bill, e nonostante il conflitto che prova nell’uccidere quello che è diventato un vero e proprio mentore, Amsterdam decide di andare lo stesso avanti col piano. Piano che forse avrà qualche intoppo, per via della gelosia di Johnny, l’astuzia di Bill e i dissapori della città che crescono a dismisura. Sullo sfondo della vendetta di Amsterdam, New York comincia a bollire ed è pronta a esplodere per il dissenso verso la Costrizione applicata al popolo nel combattere la Guerra Civile Americana.

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Gangs of New York – Cast

Se c’è una cosa da dire, è che è complicato parlare del cast di Gangs of New York. Rappresentando in modo crudo e realistico un vero e proprio mondo criminale, le comparse sono infinite e i personaggi che compongono i piccoli nodi di una tela complessa sono innumerevoli. Henry Thomas, che molti potrebbero ricordare come bambino protagonista di E.T l’extraterrestre, interpreta l’amico e al contempo rivale di Amsterdam. Ragazzo poco fortunato e geloso delle attenzioni dell’amico verso l’affascinante Jenny. Cameron Diaz interpreta la borseggiatrice svelta di mano e intraprendente, interesse amoroso di Amsterdam e dal passato non facile, legata a Bill più di tutti.

Jim Broadbent porta in scena un William Tweed che si fa ricordare. Macchinoso, ruffiano e pronto a organizzare qualunque genere di sotterfugio: il politico perfetto. Liam Neeson c’è solo all’inizio, eppure rimane impresso e la sua ombra ingombrante rimane costante per tutto il film, fra i ricordi del figlio, altari in suo onore e il rispetto contorto di Bill. Brendan Gleeson mostra le sue doti da caratterista al meglio interpretando il barbiere Walter “Monk” McGinn, personaggio ben voluto dal popolo e bussola morale di Amsterdam.

Leonardo DiCaprio è qui al primo ruolo da protagonista in un film di Scorsese (il primo di molti). Già qui si poteva notare la tendenza al volersi distaccare dall’immagine divistica che si era creata su di lui dopo Titanic pochi anni prima. Qui ha i capelli intrecciati, la barbetta e i denti malandati. Tratto in comune con tutti gli altri personaggi, cosa che mostra la cura nel rappresentare al meglio l’epoca proposta. Ma chi emerge più di tutti è lo strabiliante William Cutting interpretato da Daniel Day-Lewis. Carismatico, orgoglioso, sanguinario, razzista e un uomo attaccato alla lealtà. Circondato da irlandesi, celebra le sue vittorie in locali cinesi e in testa porta un cilindro gargantuesco. Un vero americano con tanto di occhio finto su cui è impressa un’aquila.

Gangs of New York – Recensione

La New York del 1862 di Martin Scorsese è uno dei mondi più vivi che potreste vedere su uno schermo. Come James Cameron porta su schermo un pianeta sconosciuto e te lo fa vivere a pieno; Come Peter Jackson ti fa vivere l’epicità di un mondo fantasy e George Lucas ci porta in una galassia lontana lontana fra taverne piene di alieni e cacciatori di taglie… così Scorsese ci fa vivere a pieno la capillarità di New York. Sporca, ricca di dettagli, talmente tanti che si perdono nell’immensità dello sfondo. Fra personaggi, importanti e di contorno, e una scenografia incredibile nel vero senso della parola. New York pare uscita da un fantasy o da un mondo immaginario, purtroppo esistito.

Gli enormi set creati da noi italiani qui a Cinecittà vengono sfruttati al meglio da uno Scorsese in stato di grazia. La regia non tralascia nessun aspetto degli ambienti raccontandoti una storia che pare tratta da un libro che non esiste. È come se uno scrittore bohémien dell’epoca avesse descritto al meglio la quotidianità dei quartieri poveri e l’avesse consegnata nelle mani di Jay Cocks, sceneggiatore e soggettista del film. Molte volte allo spettatore vengono mostrate carrellate di dettagli, comparse su schermo e posti diversi in un’unica sequenza. Soltanto dopo qualche minuto ti fermi a pensare “ma tutto ciò che ho visto è vero“.

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La violenza è portata cruda su schermo come una bistecca tagliata dal buon Bill. E nonostante questo ci sono delle sequenze eleganti che solo un maestro come Scorsese poteva portare. La pomposità è presente al meglio per mostrare la cultura americana moderna in piena nascita. Irlandesi che dicono ai neri di tornarsene in Africa, e “americani” che dicono agli irlandesi di tornarsene sulla loro isola. Un’agglomerato di culture che si sente pure nella variopinta colonna sonora di Howard Shore, compositore che collaborerà col regista anche per The Aviator e The Departed.

Scorsese si dimostra, come al solito, un ottimo regista d’attori tenendo bene le redini di un Daniel Day-Lewis magistrale e di un DiCaprio ancora giovane ma già carismatico. Scorsese in questo film lo fa mettere alla prova accanto a un mostro sacro, cosa che ripeterà anche più avanti in The Departed affiancandogli Jack Nicholson. Forse è grazie al regista se DiCaprio è diventato il grande attore che tutti ora amiamo. Tramite il passato, Scorsese, riesce a raccontare l’America del presente. La Tagline del film recita “L’America è nata nelle strade“, ed è vero. Tramite il sangue dei poveri e degli immigrati tanto indesiderati, grazie ai sotterfugi e ai complotti nei salotti puliti e forse grazie a una storia di vendetta come quella di Amsterdam. Una come tante.

Conclusioni

Gangs of New York è uno dei veri ultimi capolavori del maestro Martin Scorsese. Un film affascinante che tiene incollato lo spettatore con interpretazioni da urlo, su tutti Daniel Day-Lewis da annali del cinema. È un’opera artistica che fa davvero rimpiangere la veridicità dei set di un tempo. Che mostra quanto noi italiani siamo davvero capaci di distinguerci nelle maestranze e forse anche a ispirare artisti celebrati come Scorsese.

Un film all’epoca forse troppo avanti e ora più attuale che mai. Quell’ultima sequenza con New York che cambia col passare del tempo fino a mostrartela com’è “ai tempi moderni” dà una chiave del tutto nuova al film se lo si vede per la prima volta. Con le Torri Gemelle che emergono in bella vista, e considerando l’anno d’uscita del film (2002), forse una frase buttata lì da Amsterdam a inizio film assume un significato raggelante. “Chi mai poteva pensare che la guerra sarebbe arrivata anche a New York“.

Uno dei film usciti poco dopo il 2001 che riesce bene a raccontare l’America di oggi post 11 settembre usando dei sotterfugi. Tra questi ci sono La Guerra dei Mondi e Munich di Spielberg e The Village di M. Night Shyamalan. Film rivalutati adesso per sottotesti non così nascosti ma svalutati con troppa facilità al tempo. Forse è arrivato il momento di ricordare Gangs of New York di Martin Scorsese, che in quegli anni era al suo vero apice narrativo, mai più raggiunto in anni recenti.

Gangs of New York è disponibile al momento su Netflix e Paramount +.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Gangs of New York (2002) di Martin Scorsese è uno degli ultimi capolavori del regista, capace di raccontare l'America di oggi mostrandoti la città nel 1862 nella maniera più viva, cruda e affascinante possibile. Daniel Day-Lewis mostra l'ennesima interpretazione da annali del cinema, dimostrando di essere il miglior attore in vita e forgiando il Leonardo DiCaprio di oggi.
Francesco Ombres
Francesco Ombres
Scrittore di romanzi, appassionato da tutta la vita della narrazione e soprattutto del cinema. Con uno sguardo attento alla sceneggiatura, cerco sempre di prestare attenzione a come l’intento dell’artista venga veicolato al pubblico. Per me ogni genere può essere intrattenente e avere potenziale, e soprattutto ogni recensione deve essere chiara e priva di dogmi.

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