Nel 1934, in un paesino della Borgogna sulle sponde del canale, un misterioso e affascinante sconosciuto che si fa chiamare Jean sta camminando da solo per la strada quando si imbatte in una donna sulla sessantina appena scesa dalla corriera e che vive in un’adiacente fattoria. Jean decide di aiutarla a trasportare il pesante carico che questa si portava appresso e finisce per essere assunto come tutto fare: la sua nuova datrice di lavoro è la vedova Couderc, che ospita nella sua umile dimora l’anziano suocero ed è da tempo in acceso contrasto con la cognata, che vive dall’altro lato del fiume. Jean diventa una presenza fissa nella casa della donna, ma sono in molti a non vederlo di buon occhio e a ragione, visto che il protagonista si rivela essere un evaso in fuga dalla polizia. La vedova finisce però per affezionarsi sempre di più a lui nonostante la scoperta della sua reale identità, e le cose si complicano ulteriormente per la costante presenza della bella e giovane Félicie, figlia della cognata dalla personalità voluttuosa e già madre di un bambino nonostante la giovane età.

Il romanzo alla base è stato pubblicato nel 1942 da uno dei massimi esponenti della giallistica francese, ossia quel Georges Simenon a cui dobbiamo la creazione del commissario Maigret,uno degli investigatori letterari più amati di sempre che ha vissuto altrettante avventure sul piccolo e il grande schermo. In quest’occasione ci troviamo invece di fronte all’adattamento di un’opera più amara e stratificata, capace di esplorare – prima su carta e poi in forma filmica – diverse sfumature psicologiche nel tormentato menage a trois che si viene a creare tra le tre figure principali e di offrire al contempo un drammatico trattato morale sul peso degli sbagli commessi e di quanto questi possano influire sulla relativa esistenza. Ne L’evaso il regista parigino Pierre Granier-Deferre, che ricordiamo in particolar modo per Le chat – L’implacabile uomo di Saint Germain (1971) – non solo contemporaneo come anno d’uscita ma anch’esso tratto da un’opera di Simenon – riesce a cogliere modi e tempi in un crescendo di tensione emotiva che trova l’apice in un finale dominato da un’azione disperata, riuscendo a chiudere l’ora e mezzo di visione con una resa dei conti per nulla banale anche dal punto di vista stilistico.

L’ambiente di campagna gioca un ruolo di peso cruciale, con gli ampi spazi che garantiscono l’escalation di suspense sulle sorti del fuggiasco nelle succitate fasi, ma anche per le dinamiche da piccolo borgo che vedono coinvolte le figure secondarie, tra voci di corridoio che si susseguono nel popolino e una generale ostilità nei confronti delle figure principali. Mentre il titolo italiano concentra l’attenzione sul personaggio di Jean, quello originale La vedova Couderc si focalizza invece sulla stanca vedova, anch’essa desiderosa di scappare da un passato infelice ma incapace di controllare i propri sentimenti, con la tragedia in divenire quale unica, inevitabile, catarsi per tutti gli elementi coinvolti. L’evaso si affida ad un’atmosfera febbrile e il silente erotismo – altrove nascosto a volte più esplicito – diventa un tutt’uno con la ronda emozionale che aleggia sul fato dei partecipanti, tra forzati tradimenti e sofferte riconciliazioni quando ormai è troppo tardi.

Il cast gioca un ruolo fondante ai fini della riuscita di un’operazione che, pur non priva di tempi morti, riesce a coinvolgere lo spettatore. E non poteva essere altrimenti vista la presenza di due interpreti simbolo del cinema d’Oltralpe come Alain Delon, maliardo e tormentato al punto giusto, e una Simone Signoret – cinquantenne ai tempi delle riprese – quasi irriconoscibile per via del trucco e di un fisico visibilmente appesantito che la fece apparire molto più anziana del previsto, lontana da quell’iconica bellezza che ha conquistato il pubblico maschile negli anni precedenti. Nelle vesti di sensuale terza incomoda troviamo invece la nostra Ottavia Piccolo, perfetta incarnazione di quell’oggetto del desiderio che darà il via all’inesorabile caduta verso il fondo che non risparmierà niente e nessuno.

Voto Autore: 3.5 out of 5 stars

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