Fantasy Island

Cinque ospiti in una remota località di villeggiatura scoprono che le loro fantasie si stanno trasformando in incubi nel remake sul grande schermo di Fantasy Island di Jeff Wadlow, basato sulla popolare serie TV “Fantasilandia” che è andata in onda dal 1977 al 1984. Questa nuova versione del 21° secolo riproduce gli aspetti horror ed è stata propagandata come un incrocio tra “Westworld – Dove tutto è concesso” e “Quella casa nel bosco”, forse con un po’ di “Lost”. Sfortunatamente, il film non riesce pienamente a catturare nessuno degli elementi che hanno reso queste opere straordinariamente attraenti e il risultato è un miscuglio confuso di tropi stanchi e colpi di scena che inducono sbadigli.

Fantasy Island

Cosa faresti se ti fosse data la possibilità di vivere una fantasia a tua scelta? Fantasilandia è sempre stato un fantastico concept narrativo, nonostante i suoi elementi più dolci. Il creatore Gene Levitt ha lanciato la serie ai dirigenti della ABC (in Italia trasmessa su Canale 5) apparentemente come uno scherzo dopo che avevano respinto tutte le sue idee, e la rete lo ha letteralmente adorato. La serie si è concentrata sulle diverse fantasie di ospiti specifici, che inevitabilmente scoprivano che le cose non funzionavano esattamente come avevano immaginato. Nel 1998 l’ABC trasmise una nuova versione con nuove storie e nuovi attori, ma il telefilm non ottenne il successo sperato e venne cancellato dopo 13 episodi. Questo nuovo Fantasy Island conserva gran parte della promessa originale. L’enigmatico signor Roarke, interpretato da Michael Peña, realizza i sogni segreti dei suoi “fortunati ospiti” in un lussuoso resort tropicale. Ma quando le fantasie si trasformano in incubi, gli ospiti devono risolvere il mistero dell’isola per fuggire e salvarsi. A ciascuno dei personaggi principali, pertanto, viene data la possibilità di vivere la loro fantasia. I fratelli Brax (Jimmy O. Yang) e JD (Ryan Hansen) scelgono di “avere tutto” e questo si traduce in una mega villa con piscina con un sacco di belle persone che vanta anche un deposito armi e una panic room. Poi abbiamo Patrick (Austin Stowell) che vuole arruolarsi nell’esercito come suo padre, Melanie (Lucy Hale) che vuole vendicarsi della ragazza di cui è stata vittima di bullismo al liceo, Sloane (Portia Doubleday) e infine Grace (Maggie Q) che desidera avere una seconda possibilità, in particolare vorrebbe tornare indietro e cambiare il suo rifiuto in assenso ad una proposta di matrimonio.

Fantasy Island

La materia prima e la premessa di base sono promettenti. C’è qualcosa di intrinsecamente inquietante e sospettoso riguardo a qualcuno che si offre di soddisfare i desideri più profondi di qualcuno e, che tutta l’azione si svolga in un luogo remoto, non fa che aumentare quella stranezza. Il fattore centrale di Fantasy Island è che, indipendentemente dalla fantasia, bisogna seguire il suo naturale corso e la sua naturale conclusione. Questo significa che non si ha il pieno controllo di ciò che accade. Che sia buono o cattivo, bisogna semplicemente seguire la scia degli eventi. Anche se alla fine i personaggi sembrano in qualche modo collegati da un fattore comune, cinque storie da seguire sono tante nel corso di un film di 109 minuti, il che significa che non passeremo mai molto tempo con nessuno dei personaggi. Infatti, c’è una ragione per cui la serie televisiva presentava solo due o tre fantasie per episodio. Quindi, in questo remake, gli ospiti sono poco più che caricature leggermente abbozzate, piuttosto che personaggi ben sviluppati. Ed è difficile affezionarsi emotivamente ai loro destini. Il film ama prendersi del tempo per raccontare la sua storia, non nel senso che abbia un ritmo lento, ma più lungo, per poi esplodere in maniera disordinata alla fine.

Fantasy Island

Il film, firmato dalla Blumhouse, casa di produzione statunitense nota soprattutto per i successi horror come “Paranormal Activity” e “Scappa – Get Out“, ha reinventato Fantasy Island che, nonostante sia presentato come film horror, definirlo così risulta abbastanza improprio. Gli elementi horror sono a basso costo, con trucco grezzo e zoppo di effetti visivi che inavvertitamente ricordano agli spettatori con quale piccolo budget il film debba essere stato realizzato. Piuttosto bisognerebbe considerarlo come un thriller psicologico con piccoli e insignificanti tratti di horror e di elementi soprannaturali sparsi per tutto il film. Per una storia ambientata in un posto così bello (le meraviglie naturali delle isole Fiji) e con un cast che funziona, il film sembra mezzo cotto. C’è una debolezza generale in tutto lo sforzo, come se fosse una versione semplice e poco costosa di un film diretto nel passato, piuttosto che un grande film diretto in uno studio del 2020. Non c’è sfida né creatività nella narrazione, solo una serie di scorciatoie che sono necessarie per ottenere una svolta totalmente telegrafica. La serie TV originale era contenta di lasciare un mistero sulla questione della vera natura del signor Roarke e dell’isola stessa, ed è stata una decisione saggia. Mentre questo film cerca di fornire una spiegazione rudimentale per entrambi demistificando la premessa iniziale dell’isola e del suo enigmatico sorvegliante che, francamente, alla fine non è soddisfacente. L’ultimo terzo del film è semplicemente un caos frenetico, con prevedibili colpi di scena innescati in una sceneggiatura già confusa, con poche idee apparenti sul fatto che quei ruoli abbiano senso per i personaggi. Se questo fosse stato l’episodio pilota di una serie su un servizio di streaming – che poi è quello che sembra – forse si avrebbe avuto anche la curiosità e l’entusiasmo di seguire una seconda puntata. Ma sul grande schermo non funziona.

Voto Autore: 2 out of 5 stars

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