Frankenstein (2025), è una rivisitazione visivamente impressionante del celebre classico di Mary Shelley diretto da Guillermo del Toro che torna protagonista in grande stile. Il film è stato presentato in anteprima al Festival del Cinema di Venezia 2025, dove ha catturato l’attenzione del pubblico e della critica per il suo approccio unico e l’imponente realizzazione scenica.
L’edizione di quest’anno della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha offerto a Frankenstein un palcoscenico ideale, circondato da un contorno di glamour, red carpet e commenti entusiasti da parte di giornalisti e addetti ai lavori. La presentazione al festival ha sottolineato non solo la grande attesa per il nuovo lavoro di del Toro, ma anche l’impatto visivo e narrativo che il regista messicano continua a saper imprimere nei suoi film.

Frankenstein – Trama
Un’avvincente rilettura del classico di Mary Shelley. La trama ruota attorno a Victor Frankenstein. Uno scienziato geniale ma arrogante che, inseguito da una feroce bestia, è stato salvato dai marinai del Polo Nord. Inizia così a raccontare la sua storia, parlando dell’obiettivo che lo ha perseguito per tutta la sua vita. Ovvero, creare vita attraverso un esperimento straordinario. Con la voglia di avere la meglio anche sulla morte, Victor Frankenstein vedrà come le conseguenze delle sue azioni metteranno a dura prova sia lui sia la sua tragica creatura.

Frankenstein – La recensione
Con Frankenstein porta al Lido un’opera che mescola i suoi generi prediletti, il fiabesco e l’horror, intrecciandoli in un racconto che attendeva da anni di realizzare. «È da quando ero bambino che sono attratto da questa storia, questo personaggio è diventato autobiografico», ha dichiarato il regista, sottolineando quanto il mito di Mary Shelley sia radicato nel suo immaginario personale.
La passione di Del Toro per le creature deformi trova qui una nuova, toccante espressione. Il mostro di Frankenstein, nel momento in cui prende vita, comincia a muoversi nello spazio, a comprendere, a pronunciare la sua prima parola, a specchiarsi. Queste sequenze evocano per sensibilità e struggimento la creatura anfibia de La forma dell’acqua (2017) con cui il regista conquistò il Leone d’Oro. Non è soltanto un essere mostruoso, ma un riflesso dell’umanità ferita, della diversità e dell’emarginazione che da sempre popolano il suo cinema.
Sul piano stilistico, Frankenstein porta in scena l’estetica gotica e visionaria tipica di Del Toro. Tra scenografie imponenti, atmosfere sospese tra reale e onirico e un uso della luce che esalta tanto il fascino della creazione quanto la sua ombra tragica.
I colori cupi e saturi, il design delle creature e la cura per i dettagli scenografici creano un universo riconoscibile. Trovandoci a metà strada tra la fiaba oscura e il dramma romantico, confermando ancora una volta il regista come maestro della messa in scena immaginifica.

Ma Frankenstein non è soltanto un trionfo visivo e stilistico. E’ soprattutto un film che lascia ampio spazio all’umanità, tratto che da sempre contraddistingue il cinema di Del Toro. Il momento in cui la creatura trova rifugio presso un anziano cieco è emblematico. Perchè quell’uomo, privo della vista, non giudica l’aspetto esteriore, non vede la deformità ma percepisce l’essenza. Non prova paura, si fida, e nel rapporto con lui il mostro trova la sua prima vera occasione di essere accolto per quello che è.
Questa dimensione umana si riflette anche nella complessità emotiva della creatura stessa. La sua rabbia, la sua ferocia e la sua crudeltà non emergono mai in modo gratuito. Ma esplodono solo quando la persona a cui tiene – l’anziano cieco – si trova in pericolo. È in quell’istante che il film mostra con chiarezza come la mostruosità non sia intrinseca, ma il risultato di paura, perdita e dolore. In questo senso Del Toro non racconta soltanto la nascita di un “mostro”, ma costruisce un ritratto struggente della fragilità e della necessità di amore che ci rende, a tutti gli effetti, umani.

Frankenstein – Il cast
Un film che porta un cast stellare a sfilare sul red carpet di Venezia82. Oscar Isaac (Victor Frankenstein) Jacob Elordi (Il mostro di Frankenstein) Christoph Waltz (Dottor Pretorius) Mia Goth (Elizabeth Lavenza) Felix Kammerer (Williams) e anche Charles Dance, David Bradley, Lars Mikkelsen, Christian Convery.
Ognuno porta in scena personaggi dalle sfumature precise, che non sono mai ridotti a semplici archetipi gotici. Il dottor Victor Frankenstein viene restituito con un equilibrio tra ambizione e tormento, un uomo diviso tra il genio e l’ossessione. La creatura, invece, è interpretata con una fisicità intensa e una vulnerabilità palpabile, capace di trasmettere emozioni profonde anche nei silenzi e nei primi goffi tentativi di esprimersi.
Di particolare impatto è il lavoro fatto su trucco e costumi, soprattutto sulla Creatura. Del Toro affida al reparto tecnico una sfida enorme: dare forma a un mostro che sia insieme familiare e perturbante, umano e alieno. Il risultato è talmente convincente da rendere difficile persino intuire chi ci sia dietro la maschera. La fisicità rimane in primo piano, mentre la trasformazione restituisce un personaggio che è corpo e anima, più che semplice attore truccato.
Attorno a loro ruota un cast di comprimari che contribuisce a rendere il racconto corale e stratificato, con particolare rilievo al personaggio del vecchio cieco, punto di svolta emotivo del film.

Conclusioni
Con Frankenstein, Guillermo del Toro consegna al pubblico non solo l’ennesima prova della sua abilità di narratore visivo, ma anche un film profondamente personale.
A Venezia82 il film è stato accolto con grande entusiasmo, e non sorprende: Del Toro conferma di essere uno degli autori contemporanei più capaci di coniugare spettacolo e intimità, meraviglia visiva e riflessione. Frankenstein non è soltanto un omaggio a Mary Shelley, ma un’opera che parla al presente, ai nostri timori e ai nostri desideri di accettazione. Un racconto immortale che, sotto lo sguardo di Del Toro, ritrova nuova vita.
